La grande fuga dai porti USA, boom in Canada

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Crescono i volumi movimentati dai porti canadesi di Prince Rupert e Vancouver, crollano quelli degli USA, con gli scali portuali della Northwest Seaport Alliance (Seattle e Tacoma) che hanno subito il colpo più duro (-18% su base annua).

I dati del primo trimestre del 2026 pubblicati da Sea Intelligence parlano chiaro e indicano come sia in atto un riorientamento strutturale dei flussi commerciali legati alle rotte che collegano il mondo con la portualità della costa nord occidentale americana.

Secondo la società di analisi, le tensioni tariffarie, i problemi di congestione e i frequenti scioperi nei porti statunitensi stanno spingendo caricatori e vettori a reindirizzare i traffici verso il Canada. Il Paese si sta così affermando come l’hub strategico principale per l’inoltro delle merci verso il Midwest degli Stati Uniti.

Nel primo trimestre del 2026, Vancouver ha registrato un robusto incremento del 9,0% su base annua nei volumi di importazioni piene, balzando a oltre 491.000 TEU. Questo risultato non solo ha azzerato il lieve calo dei volumi registrato l’anno precedente, ma ha anche stabilito un nuovo massimo storico per i volumi assoluti di importazioni piene del porto.

Allo stesso modo, Prince Rupert ha beneficiato di una crescita del 7,8% su base annua, superando i volumi del primo trimestre del 2024, sebbene rimanga ancora distante dai picchi raggiunti nel primo trimestre del periodo 2019-2022.

Al contrario, tutti i principali porti della costa occidentale degli Stati Uniti hanno registrato tassi di crescita negativi su base annua.