Hapag-Lloyd punta sul metanolo della Louisiana per decarbonizzare le grandi navi

0
2
Marine Deck Officer or Chief mate on deck of offshore vessel or ship , wearing PPE personal protective equipment - helmet, coverall. He holds VHF walkie-talkie radio in hands.

Il progetto richiede un investimento stimato di 1,4 miliardi di dollari

Amburgo – Hapag-Lloyd ha firmato una lettera d’intenti con Southern Energy Renewables per valutare l’acquisto di metanolo verde da un nuovo impianto che dovrebbe sorgere a St. Charles, in Louisiana. Il progetto, che richiede un investimento stimato di 1,4 miliardi di dollari, punta a trasformare gli scarti legnosi della biomassa in syngas ricco di idrogeno, per poi convertirlo in metanolo e carburanti sostenibili per l’aviazione (Sad). L’idea di fondo è che, poiché il carbonio contenuto nel legno è stato originariamente assorbito dall’atmosfera durante la crescita degli alberi, il combustibile risultante possa essere classificato come rinnovabile o a basse emissioni di carbonio dai regolatori internazionali.
L’accordo non si limita alla possibilità di fornitura: Hapag-Lloyd sta valutando anche di co-investire in futuri impianti simili, consolidando una strategia che mira a raggiungere la neutralità carbonica della propria flotta entro il 2045. La mossa si inserisce in un piano di rinnovamento tecnologico già avviato, che lo scorso anno ha visto la compagnia ordinare otto navi portacontainer a doppia alimentazione (in grado di usare sia carburanti tradizionali che metanolo) con consegna prevista tra il 2028 e il 2029. In precedenza, l’azienda aveva già stretto un accordo con la cinese Goldwind per la fornitura di circa 250.000 tonnellate annue di metanolo verde e biogenico.
Come noto, il settore del trasporto marittimo deve fare i conti con diverse incognite. Sebbene il metanolo sia considerato una delle soluzioni più promettenti per decarbonizzare le grandi rotte commerciali, la sua produzione su larga scala resta costosa e complessa a causa della reperibilità delle materie prime, dei costi dell’idrogeno e delle difficoltà logistiche nell’approvvigionamento del carbonio. Southern Energy Renewables non ha ancora reso noti i volumi precisi di produzione previsti né l’intensità di carbonio del ciclo di vita del prodotto, ma l’obiettivo è di iniziare i lavori di costruzione nel tardo 2027 per avviare le operazioni commerciali entro il 2030.
La pressione sulle compagnie di navigazione per ridurre l’impatto ambientale è in costante aumento, spinta soprattutto dalle nuove normative internazionali. Nell’Unione Europea, le navi sopra le 5.000 tonnellate sono già soggette a tassazione sulle emissioni di carbonio per gli scali nei porti dell’UE, mentre l’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) sta lavorando per introdurre un prelievo globale sulle emissioni, nonostante i ritardi burocratici e i complessi negoziati tra i vari stati membri. Per i big come Hapag-Lloyd, assicurarsi una catena di approvvigionamento di carburanti alternativi non è quindi solo una scelta ambientale, ma una necessità economica per evitare i costi crescenti legati alle emissioni di CO2.