Italian ports challenge the global chokepoint crisis

0
4

Nonostante la tempesta geopolitica che sta ridisegnando le rotte marittime mondiali, la portualità italiana tiene la rotta e accelera. Nel 2025, gli scali nazionali hanno superato i 510 milioni di tonnellate di merci movimentate, registrando una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dall’ultima edizione di “Port Infographics”, il report di monitoraggio realizzato da Assoporti e SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), che fotografa una catena logistica globale sotto forte pressione ma un sistema-Italia decisamente resiliente.

Il focus della pubblicazione accende i riflettori sui cosiddetti chokepoint, i passaggi marittimi obbligati diventati i veri termometri della crisi internazionale. Nello Stretto di Hormuz – snodo da cui passa il 37% del greggio e il 28% del GPL mondiali – le forti tensioni nell’area hanno causato un crollo verticale dell’89% dei transiti giornalieri nel giro di pochi mesi.

Non va meglio nel Canale di Suez, che nel 2025 ha registrato traffici inferiori del 48% rispetto ai livelli del 2022. La deviazione forzata delle navi lungo la rotta alternativa del Capo di Buona Speranza ha allungato i viaggi fino al 120%, traducendosi in 20 giorni di navigazione aggiuntivi e in una fiammata dei costi logistici e di bunkeraggio. Uno scenario critico che vede quasi 1.000 navi ferme nel Golfo, bloccando merci per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari.

In questo contesto, il trasporto marittimo si conferma la vera spina dorsale dell’economia globale, toccando nel 2025 il record di 13 miliardi di tonnellate complessive. A fare la parte del leone sono le commodity: il 74% delle merci che viaggiano via mare (oltre 9 miliardi di tonnellate) è infatti costituito da rinfuse liquide e solide. Un dato che pesa fortemente anche sull’Unione Europea, dove le rinfuse liquide rappresentano il 37% dei volumi movimentati e quelle solide il 20%.

A fronte di questo shock internazionale, i porti italiani non solo resistono, ma mostrano un ottimo dinamismo in tutti i comparti. Nel 2025 sono stati movimentati 510 milioni di tonnellate di merce, con una crescita del 3,5% sul 2024.

A trainare la crescita sono i container (+7,1%, sfiorando i 13 milioni di TEU) e le rinfuse solide (+7,1%), mentre le liquide segnano un +1,8%. Ottime performance anche per i trasporti Ro-Ro (i traghetti merci), che superando i 122 milioni di tonnellate consolidano il primato italiano nelle rotte mediterranee a supporto delle supply chain europee. In pieno boom anche il settore passeggeri, che vola a 75 milioni di viaggiatori, trainato da oltre 14 milioni di crocieristi.

“Il quadro che emerge conferma la solidità del sistema portuale italiano in un contesto internazionale estremamente complesso”, ha commentato Roberto Petri, Presidente di Assoporti. “Questi numeri dimostrano il valore strategico delle nostre infrastrutture per la competitività del Paese. Diventa essenziale continuare a investire in infrastrutture, sostenibilità ed efficienza.”

Secondo Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM, l’analisi dimostra che i porti italiani stanno avendo un’ottima capacità di adattamento: “Nonostante le forti disruption su Hormuz e Suez, il Mediterraneo mantiene una centralità strategica globale. L’Italia, grazie alla sua posizione e alla sua rete portuale, può giocare un ruolo sempre più rilevante nei nuovi equilibri della logistica mondiale.”